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Perle sostenibili

In gioielleria molto raramente si parla di perle sostenibili, autorizzando la supposizione che qualsiasi materiale non estratto, bensì prodotto o curato dall'uomo, sia buono per esclusione.
In realtà le perle, proprio come le pietre e i metalli preziosi, sono un materiale problematico. Anzi, a differenza di qualsiasi altra risorsa, la scelta di un approccio sostenibile porta in dono anche una qualità maggiore.

Le perle vengono utilizzate dall'uomo a partire dall'antichità più remota, legandone la storia a quella dell'umanità.
La grande richiesta di queste gemme portò, già nel Medioevo, a una pericolosa alterazione della quantità di ostriche perlifere nei mari. Successivamente alla scoperta delle bellezze nascoste nei mari a sud dell'Oceano Pacifico, nel Settecento, l'intensa ricerca ne portò quasi l'estinzione.
Fu la scoperta del processo di crescita delle perle e il successo nel riprodurne le cause, a consentire alle ostriche da perla di sopravvivere. Le prima coltivazione avvenne in Giappone intorno al 1905 (perle Ayoka), poi in Australia nel 1954 (perle South Sea) e infine, nel 1963, nella Polinesia Francese (perle di Tahiti).

Quando si allevano perle in maniera sostenibile, non vengono effettuati trattamenti o manipolazioni del colore o del lustro, e si ha grande attenzione per le possibili conseguenze ambientali di ogni procedimento. Malgrado le perle crescano naturalmente, un allevamento non è naturalmente compatibile con gli ecosistemi lagunari. In molte aree ignoranza e necessità economiche costringono a scelte veloci e irresponsabili, dimenticando che perle belle possono crescere soltanto in un habitat sano.

I principi della sostenibilità possono essere applicati alle perle di acqua salata Tahiti, South Sea, Keshi e Mabe. 
A causa degli attuali metodi e condizioni di allevamento delle perle di acqua dolce, nessuna tipologia di esse è oggi sostenibile.

Perle Marc'Harit

Queste in foto siamo io e Kira Kampmann in una torrida giornata d'estate.

Kira è la fondatrice di Marc'Harit, una delle poche aziende al mondo - se non l'unica - ad occuparsi di perle sostenibili.
Negli anni è riuscita a creare una rete di allevatori nella Polinesia Francese, nelle Filippine, in Indonesia e Messico, capaci di creare perle della migliore qualità nel rispetto della natura. 

Nella Polinesia Francese, dove nascono le famose perle di Tahiti, c'è una buona regolamentazione da parte del governo e gli allevamenti vengono ispezionati frequentemente. Viene controllato, ad esempio, che il numero di ostriche perlifere per ettaro d'acqua non sia eccessivo. Il buono stato delle acque è essenziale per la crescita delle ostriche, perché anche il naturale inquinamento da alghe può divenire un problema l'ecosistema marino e le perle stesse.

Al contrario, in paesi come l'Indonesia, le Filippine e il Messico, dove le perle bianche, dorate e Cortez vengono coltivate, le condizioni sono di gran lunga diverse. In queste aree è assente qualsiasi regolamentazione da parte delle autorità, neppure per le condizioni di lavoro e la protezione dell'ambiente.
Eppure alcuni allevatori, consapevoli che le buone pratiche nel presente siano le sole a garantire la sopravvivenza del oro business nel futuro, hanno scelto di essere dei pionieri e allevare perle in maniera sostenibile. 

Marc'Haric collabora con questo manipolo di allevamenti, e io sono fiera di poter creare gioielli con le gemme nate da questo grandissimo lavoro.

Questo video racconta della mia visita all'allevamento delle Filippine: